



[1] Nida, E. A., ]Towards a science of translation. With Special Reference to Principles and Procedures Involved in Bible Translating, Leiden, E.J. Brill, 1964.
[2] Hurtado-Albir, A., ¿Libertad o servidumbre? Traducir el sentido, ésa es la cuestión in Actes du Colloque International tenu à l’E.S.I.T., Didier Érudition, Parigi, 7, 8, e 9 giugno 1990, pp. 263-279.
[3] Sergio Cigada los llama caracteres no sistemáticos del código lingüístico: “Con il presente studio mi propongo di mettere in risalto quanto ampio sia, nell’ambito del codice linguistico (...) il margine delle strutture non sistematizzate- ed in realtà praticamente non sistematizzabili, ma solo definibili caso per caso, in quanto costituite da tutta una serie di fenomeni unici, atipici, inclassificabili.” Cfr. Cigada, S., I caratteri non sistematici del codice linguistico e la traduzione, en La traduzione nell’insegnamento delle lingue straniere, Editrice la Scuola, Brescia, 1983, p. 125 e ssgg.
[4] Cfr. Popovic, A., A Dictionary for the Analysis of Literary Translation, Edmonton, University of Alberta Press, 1976.
[5] Popovic, A., cit. en Bassnett-McGuire, S., Translation Studies, Methuen, Londra, 1980, p. 25. Cfr. trad. it. di Bandini, G., La traduzione. Teorie e pratica, strumenti Bompiani, 1993, p. 41-42: “1. Equivalenza linguistica: vi è omogeneità, a livello linguistico, fra LP e LA, cioè una traduzione parola per parola. 2. Equivalenza paradigmatica: vi è equivalenza “degli elementi di un asse espressivo paradigmatico”, cioè degli elementi della grammatica che Popovic considera di categoria superiore rispetto all’equivalenza lessicale. 3. Equivalenza stilistica (traduttiva): vi è, “sia nell’originale che nella traduzione, un’equivalenza funzionale degli elementi, che mira a ottenere un’identità espressiva con un’ invariante di significato identico”. 4. Equivalenza testuale ( sintagmatica): vi è un’equivalenza a livello della struttura sintagmatica di un testo, vale a dire equivalenza di forma e configurazione.”
[6] Neubert, A., ‘Pragmatische Aspekte der Übersetzung’ in Grundfragen der Übersetzungswissenschaft, VEB Verlag Enzyklopädie, Leipzig, 1968.
[7] Cfr. Bassnett-McGuire, S., op. cit. p. 27: ”These components are arranged in a hierarchical relationship, where semantic equivalence takes priority over syntactic equivalence, and pragmatic equivalence conditions and modifies both the other elements.”
[8] “ Equivalence overall results from the relation between signs themselves, the relationship between signs and what they stand for, and the relationship between signs, what they stand for and those who use them.” Ibidem.
[9] Bühler, K., Sprachtheorie. Die Darstellungsfunktion der Sprache, Fisher Verlag, Jena, 2 ^ed., Stuttgart, 1934. Trad. it. de Cataruzza De Rossi, S., Teoria del linguaggio, Armando, Roma, 1983.
[10] Newmark, P., Approaches to Translation, Pergamon Press, 1981.
[11] Ortega y Gasset, J., Miseria y esplendor de la traducción, en Obras completas, vol. 5, Alianza Editorial/ Revista de Occidente, Madrid, 1983, pp. 431-452.
[12] Cfr. Terracini, B., Il problema della traduzione, Serra e Riva, Milano, 1983, pp. 15-22.
[13] Nos referimos a la propuesta de Ortega y Gasset: “ (...) llevar al extremo de lo inteligible las posibilidades de la lengua de llegada”. Op. cit., p. 5.
[14] Taber, CH. R., Nida, E. A., La traduction: théorie et méthode, Londres, Alliance Biblique Universelle, 1971, p. 11. Véase también Gracia Yebra, V., En torno a la traducción, Madrid, Gredos, 1983, pp. 54-69.
[15] “ The implications of this type of analysis may be well illustrated by a relatively simple expression occuring in Mark 1.4: John ...preached the baptism of repentance unto the forgiveness of sins. Such sentence becomes especially difficult to translate in a language which does not have nouns for terms such as baptism, repentance, forgiveness, or sins.(...). A series of kernels or core sentences for this structure could consist of the following: (1) John preached (the message) (to the people), (2) John baptised (the people), (3) (the people) repented of (their) sins. (4) (God) forgave (the people) (their) sins, and (5) (the people) sinned. (...) A possible combination of kernels which might be adequate for transfer to some receptor languages could be formulated as: John preached that the people should repent and be baptised so that God would forgive the evil they have done. (...), one might have: John preached, Repent and be baptised so that God will forgive the evil you have done.” Cfr. Nida, E. A., Language Structure and Translation, Stanford University Press, Stanford, California, 1975, pp. 82-83.
[16] Terracini, B., op. cit. p. 66.
[17] No hemos encontrado ninguna indicación sobre la existencia de la traducción italiana de la fundamental obra de Vinay e Darberlnet, Stylistique comparée du français et de l’anglais, Didier, Parigi, 1976. La parte relativa a los 7 procedimientos ha sido traducida al italiano por Maria Benedetta Francesconi diplomada en la S.S.I.T. de Roma en los idiomas Inglés y Francés.
[18] Cfr. Terracini, B., op. cit., p. 57.
[19] Cfr. Lorenzo, E., El español de hoy, lengua en ebullición, Gredos, Madrid, 1971.
[20] § 32 . Procedimento N° 1 : il prestito. Tradendo una lacuna , generalmente una lacuna metalinguistica (tecnica nuova, concetto sconosciuto), il prestito è il più semplice tra tutti i procedimenti di traduzione. Non sarebbe neppure un procedimento per noi interessante se il traduttore non avesse a volte bisogno di ricorrervi volontariamente per creare un effetto stilistico. Per introdurre una nota di colore locale, ad esempio ci si servirà di termini stranieri, si parlerà di “verstes” e di “puds” in Russia, di “dollars” e di “party” in America, di “tequila” e di “tortillas” in Messico, etc. Una frase come “The coroner spoke” si traduce meglio con un prestito: “le coroner pris la parole” (il coroner prese la parola), che con la ricerca pìù o meno felice di un titolo (una carica) equivalente fra quelli dei magistrati francesi. Ci sono dei prestiti antichi che per noi non sono più tali poiché sono entrati nel lessico e diventano delle scelte obbligate (servitù): “alcool”,”redingote”,”paquebot”,”acajou”,etc. Ciò che interessa al traduttore sono i prestiti nuovi e anche i prestiti personali. Bisogna notare che spesso i prestiti entrano nella lingua per il canale della traduzione, come (in qualità di) prestiti semantici o falsi amici, e contro i quali bisogna premunirsi accuratamente (54 ss). La questione del colore locale evocata con l’aiuto di prestiti riguarda gli effetti di stile e di conseguenza il messaggio.
[21] §33 Procedimento N° 2: il calco.
Il calco è un prestito di genere particolare: si prende in prestito dalla lingua straniera il sintagma ma si traducono letteralmente gli elementi che lo compongono. Si arriva o a un calco di espressione, che rispetta le strutture sintattiche della LA, introducendo un nuovo modo espressivo (cf. Compliments de la Saison) o a un calco di struttura, che introduce nella lingua una costruzione nuova (cf. “Science-fiction” ).
Come nel caso dei prestiti esistono dei calchi antichi, fissati, che citiamo per ricordare che possono, come i prestiti, aver subito una evoluzione semantica che li rendono dei falsi amici. Più interessanti per il traduttore saranno i calchi nuovi che vogliono evitare un prestito colmando, allo stesso tempo, una lacuna ( cf.”économiquement faible” (economicamente debole) calcato sul tedesco); sembra, allora, che ci sia un vantaggio nel ricorrere alla creazione lessicologica a partire dal fondo greco-latino o a praticare l’ipostasi ( cf. Bally, LGLF § 257 ss).
Si eviterebbero così dei calchi penosi come: “Thérapie occupationelle” (Occupational Therapy) ( Terapia occupazionale) ; “Banque pour le commerce et le Developpment “; “ les quatre Grands “ (Banca per il commercio e lo sviluppo ; i quattro Grandi ); “ le Premier français “ (il Premier francese ) e altri ancora che sono nella mente di alcuni traduttori, la più concreta espressione dell’abominazione, della desolazione“.
[22] § 34 .Procedimento N° 3: la traduzione letterale.
La traduzione letterale, o parola per parola designa il passaggio da LP a LA che sfocia in un testo corretto e idiomatico allo stesso tempo, senza che il traduttore abbia dovuto tanto preoccuparsi di altro oltre alle servitù linguistiche es: “ I left my spectacles on the table downstairs:J’ai laissé mes lunettes sur la table en bas “ ( ho lasciato gli occhiali sul tavolo di sotto); Where are you ?: Où etes-vous ?” ;”This train arrives at union station at ten . Ce train arrive à la gare Centrale à 10 heures “.
[23] § 35.
a) da un altro significato
b) non ha nessun significato
c) è impossibile per motivi di struttura
d) non corrisponde a niente della metalinguistica di LA
e) corrisponde a qualcosa ma non allo stesso livello di lingua
Se, per fissare le idee, consideriamo le due frasi seguenti:
1) “He looked at the map “
2)”He looked the picture of health “
possiamo tradurre la prima con
1) “ il regarda la carte “ (guardò la cartina ); ma non possiamo tradurre la seconda con
2) “il paraissait l’image de la santè “( sembrava l’immagine della salute), a meno che non lo si voglia fare per delle ragioni espressive ( caso del personaggio inglese che parla male il francese nel corso di un dialogo ).
Se il traduttore arriva ad un testo come: “Il se portait comme un charme”, (stava bene che era una bellezza) significa che riconosce l’equivalenza del messaggio che la posizione particolare, esterna ad LP e ad LA, gli fa comprendere appieno.
L’equivalenza del messaggio poggia, in ultima istanza, su una identità di situazione che da sola permette di dire che LA mantiene certe caratteristiche che LP non conosce.
[24] § Procedimento N° 4: la trasposizione.
Chiamiamo così il procedimento che consiste nel sostituire una parte del discorso con un’altra, senza cambiare il senso del messaggio. Questo procedimento può applicarsi sia all’interno di una stessa lingua, sia ad un particolare caso di traduzione. “Il a annoncé qu’il reviendrant” (ha annunciato che sarebbe tornato) diventa per effetto della trasposizione da verbo subordinato in sostantivo: “Il a annoncé son retour” (ha annunciato il suo ritorno). Chiamiamo questa seconda versione: versione trasposta, sovrapposta alla prima detta versione di base. Nel campo della traduzione saremo chiamati a distinguere due specie di trasposizione: (1) la trasposizione obbligatoria; (2) la trasposizione facoltativa. Per esempio: “ dès son lever “ ( subito dopo essersi alzato ) dev’essere non solo tradotto (procedimento n°3) ma obbligatoriamente trasposto (procedimento n°4) in “ As soon as he gets up “(o “ got up “), in quanto in tale caso l’inglese non possiede la versione di base. Ma in senso inverso, possiamo scegliere fra il calco o la trasposizione perchè il francese ha le due versioni.
Al contrario le due frasi equivalenti “ après qu’il sera revenu “: after he comes back “ possono essere rese entrambe con una trasposizione:” après son retour: after his return “.
[25] §§ Procedimento N° 5: la modulazione.
La modulazione è una variazione nel messaggio , ottenuta variando il punto di vista, l’illuminazione. E’ giustificata quando ci si rende conto che la trasposizione letterale, o anche la trasposta, arriva ad un risultato grammaticalmente corretto ma si scontra con il genio di LA.
Come per la trasposizione distingueremo fra modulazioni libere o facoltative e modulazioni fisse o obbligatorie.
Un esempio classico della modulazione è la frase “The time when....”che deve obbligatoriamente essere resa con la frse:” le moment où “; al contrario, la modulazione che consiste nel presentare positivamente ciò che LP presenta negativamente, è più sovente facoltativa, sebbene ci siano dei rapporti molto stretti fra i processi (l’andatura) di ogni lingua: “it is not difficult to show...: il est facile de démontrer...”
[26] § 38 Procedimento N° 6: L’equivalenza.
Abbiamo più volte sottolineato che è possibile che due testi rendano conto della medesima situazione, mettendo in opera dei mezzi stilistici e strutturali interamente differenti. Si tratta, allora, di una equivalenza. L’esempio classico d’equivalenza è fornito dalla reazione dell’amante di bricolage che fissando un chiodo si schiaccia un dito: se è francese dirà: “Aie”, se é inglese dirà: “ Ouch”. Questo esempio, sebbene grossolano, mette in evidenza un carattere particolare delle equivalenze: sono il più sovente di natura sintagmatica, e interessano la totalità del messaggio.
Ne risulta che la maggior parte delle equivalenze, per strappare la nostra adesione, sono fisse e fanno parte di un repertorio fraseologico di idiozie, clichés, proverbi, locuzioni sostantivate o aggettivate, etc. I proverbi offrono generalmente perfette illustrazioni di equivalenza: “ like a bull in a china shop: comme un chien dans un jeu de quilles “; (capitare a proposito) “ Too many cooks spoil the broth: Deux patrons font chavirer la barque “; lo stesso vale per gli idiotismi: “ to talk through one’s hat “,” as like as two peas “(uguali come due gocce d’acqua) non devono assolutamente essere calcati; tuttavia, ciò si verifica presso le popolazioni dette bilingue, che soffrono del contatto permanente di due lingue e finiscono per non conoscerne nemmeno una. Può succedere che alcuni di questi calchi finiscano per essere accettati dall’altra lingua, soprattutto se la situazione che evocano è nuova e suscettibile di acclimatarsi all’estero. Ma la responsabilità di introdurre questi calchi in una lingua perfettamente organizzata non dovrebbe toccare al traduttore: solo l’autore può permettersi delle simili fantasie, il cui successo o fallimento ricadranno su di lui. Nella traduzione bisogna attenersi a delle forme più classiche, poiché il sospetto di anglicismo, germanismo, ispanismo sarà sempre nutrito per ogni tentativo di innovazione nel senso del calco.
[27] § Procedimento N° 7: l’adattamento.
Con questo settimo procedimento arriviamo al limite estremo della traduzione; si applica a dei casi in cui la situazione alla quale si riferisce il messaggio non esiste in LA, e deve essere creata in rapporto ad un’altra situazione giudicata equivalente. È questo un particolare caso di equivalenza, una equivalenza di situazioni. Per fare un esempio si può citare il caso di un padre inglese che bacia la figlia sulla bocca come un dato naturale che non passerebbe in modo identico nel testo francese.
Tradurre: “he kissed his daughter on the mouth “ con, “il embrassa sa fille sur la bouche “, mentre si tratta semplicemente di un buon padre di famiglia che rientra a casa dopo un lungo viaggio, significherebbe introdurre nel messaggio LA un elemento che non esiste in LP; é un particolare tipo di sovratraduzione. Diremmo: “ il serra tendrement sa fille dans ses bras “, a meno che il traduttore non voglia fare del colore locale a buon mercato.
Questo procedimento di adattamento é ben conosciuto dagli interpreti che lavorano in simultanea; si racconta che avendo adattato “ cricket “ con “ Tour de France “ in un contesto in cui veniva evocato uno sport particolarmente popolare, un interprete fu messo in una situazione difficile dalla risposta del delegato francese che ringraziava l’oratore per aver evocato uno sport così tipicamente francese. Fu ,allora, necessario invertire l’adattamento per ricadere nell’inglese con “cricket “...
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