Eufemismo y erotismo: el Ragionamento della Nanna e della Antonia - El Ragionamento della Nanna e della Antonia (II)
3 - El Ragionamento della Nanna e della Antonia (II)
Acabado el juego, la Nanna expone su particular uso del cristal erótico51 :
"non avendo acqua calda come la suora che mi avvertì di quello che io avea a fare de' frutti cristallini, sendo fatta accorta dalla necessità, pisciai nel manico della vanga.
Antonia: Come?
Nanna: Per un bucolino fatto in esso perché si possa empire d'acqua tepida. E che ti vado allungando la trama? Io mi alzai la tonica galantemente, e posato il pomo dello stocco su la cassa, e rivolta la punta d'esso nel corpo, cominciai a pian piano a macerarmi lo stimolo: il pizzicore era grande e la testa del cefalo grossa, onde sentiva passione e dolcezza; nientedimento la dolcezza avanzava la passione, e a poco a poco lo spirito entrava nell'ampolla; e così sudata sudata, portandomi da paladina, lo spinsi inver me di sorte che poco mancò che nol perdei in me stessa; e in quello suo entrare credetti morire d'una morte più dolce che la vita beata. E tenuto un pezzo il becco in molle, sentomi tutta insaponata: onde lo cavo fuora, e nel cavarlo restai con quel cociore che rimane in uno rognoso poi che si leva le unghie dalle cosce; e guardatolo un tratto, lo veggio tutto sangue: allora sì che fui per gridar confessione!"
No creo yo que con la descripción del vetriolo bernardo se quiera aludir tampoco a remedio curativo alguno. Si alguien podía pensar el anterior ejemplo como terapia sexual que relacionara el histerismo con la abstinencia, no creo que pueda decirse lo mismo de éste. Con el uso del cristal se refiere ahí, no una terapia sino un estímulo o excitación que deriva irremediablemente en ironías de tipo doctrinal57:
"E stando così, odo percuotere la cella mia: onde, sciugatimi ben ben gli occhi, mi levo suso e rispondo gratia plena."
Vuelve entonces la Nanna a observar por la fisura del muro, donde la descripción se encauza nuevamente por el lenguaje de las justas de amor58:
"Il gran soldano di Babilonia fa noto a tutti i valenti giostranti che or ora compariscano con le lance in resta; e a quello che più ne rompe si darà un tondo senza pelo, del quale goderà tutta notte, et amen."
Descripciones éstas en las que tampoco falta el lenguaje musical. En este sentido, la alusión al trombetta no necesita más explicación que la de la misma cita59:
"e toccò il primo aringo al trombetta: che, facendo sonare il compagno mentre si movea, spronando sé stesso con le dita, incartò la lancia sua fino al calce nel targone dell'amica; e perché il colpo valea per tre, fu molto lodato."
Sirvan al propósito estos otros ejemplos:
"con la lancia in resta correndo, empì l'anello di colui che l'avea empito alla suora; e così stando, fissi come i termini fra dui campi, toccò il terzo aringo a una monica: e non avendo lancia di abeto ne tolse una di vetro, e di primo scontro la cacciò dietro al generale, appiantandosi per buon rispetto le ventose nel pettignone.
Antonia: Tanto se ne ebbe.
Nanna: Ora vien via il fratoncello secondo, pur tóccogli per sorte, e ficcò la freccia nel verzaglio alla bella prima; e l'altra monica, contrafacendo la sozia con la lancia da le due pallotte, investì nello utriusque del giovanetto, che sguizzò come una anguilla nel ricevere il colpo. Venne l'ultima e l'ultimo: e ci fu molto da ridere, perché sepellì il verlingozzo che era tocco la mattina a pranzo ne l'anello della compagna; ed egli, rimaso dietro a tutti, piantò dietro a lei il lanciotto: di modo che pareano una spedonata di anime dannate, le quali volesse porre al fuoco Satanasso per il carnasciale di Lucifero."
Il campo, la lancia, l'anello, l'aringo, l'investire, il colpo, il lanciotto retoman toda esa terminología de justas de amor tan sugestiva para este tipo de juegos lascivos; un caudal de voces demasiado conocido y harto asumido, habida cuenta, sobre todo, de la frecuencia con que éste ocurría en las distintas literaturas60 y que deriva en una extremada precisión en el caso de Aretino.
A posteriori, tiene lugar la escena del confesor que fuerza a la abadesa a la práctica del coito; pasaje éste donde se aprecia, una vez más, la controversia que esta figura suscita en contextos de este tipo61:
"e la poveretta, tutta in sapore, tutta in lussuria, tutta in sugo, inginocchiata ai suoi piedi, lo scongiurava per le stimmate, per i dolori, per le sette allegrezze, per il pater noster di san Giuliano62, per i salmi penitenziali, per i tre magi, per la stella e per la santa santorum: né poté mai ottenere che il nerone, il caino, il giuda le ripiantasse il porro nell'orticello; anzi con un viso di Marforio, tutto velenoso, la sforzò con i fatti e con le bravarie a voltarsi in là; e fattole porre la testa in una stufetta, soffiando come un aspido sordo con la schiuma alla bocca come l'orco, le ficcò il piantone nel fosso ristorativo."
donde la abadesa queda, en fin, sometida volendosi bere i labbri e mangiare la lingua del confessore. Obsérvense asimismo las expresiones del tipo ripiantare il porro nell'orticello o ficcare il piantone nel fosso ristorativo de tono eminentemente erótico. Subsiguientemente se observan también otras expresiones en un siguiente juego63:
"E intanto avendo la mano di fra Galazo calate le vele64 dello schivo del garzonetto, che avvedutasene madama, postasi a sedere, spalancata la gabbia e misoci dentro il lusignolo"
Este tipo de recursos: mettere nella gabbia il lusignuolo es expresión que implica igualmente el coito en tanto que calare le vele refiere de nuevo el símil del velamen en la misma erección que ya se advertía en Masetto. Pero, ante la imposibilidad de refrenar sus deseos, la Nanna recurre de nuevo al uso del cristal65:
"Nanna: Io venni in succhio fortemente a questo assalto badessale, e avendo pure in mano il pugnale vetrigno...
Antonia: Io credo che lo tenevi fiutandolo spesso, come si fiuta un garofano.
Nanna: Ah! ah! ah! Dico che sendo in frega per le battaglie che io vedea, vòtai la tempella della orina fredda ed empitola di nuovo, mi ci posi suso a sedere: e misa la fava nel baccello, me la avrei spinto nel coliseo per provare ogni cosa, perché non si può sapere a che modo ella abbia'andare per noi."
Especial mención merece, por de pronto, el parangón misa la fava nel bacello que deviene puro símil de la espada puesta en la vaina; el significante puede ser distinto pero el procedimiento de imágenes es uno y la connotación la misma. Excuso pues insistir en ello. De otro lado, es preciso notar la forma visiblemente parodiada de coliseo en alusión al circo romano. Como anota Cordié el juego es propio en Aretino y en otros autores, y su uso se localiza aún hoy en el lenguaje coloquial de algunas zonas de Roma67.
En adelante (a fin de retomar la práctica del coito) la Nanna refiere nuevamente el miembro viril con la terminología musical, en esta ocasión, la consabida flauta68:
"onde la sua sozia, recatosi il bambolino fra le gambe si lasciò tutta sul flauto del mulattiere che sedea; e spingendo con quella discrezione che si spinge l'un l'altro sul Ponte data la benedizione, cadde la sede, il mulattiere ed ella."
Y no faltarán, desde luego, parodias dirigidas a la doctrina cuando la Nanna se deje seducir por el bachiller69:
Padre io, non son di quelle che vi credete (...), io griderò; prima mi lascerei segar le vene, Dio me ne guardi; nol farò mai, non mai, io dico di no; vi dovereste aggricciare: bella cosa, ben si saperà bene"; ed egli a me: "Come può essere che in un carobino, in un trono e in un sarafino alberghi crudeltà? Io vi son servo, io vi adoro perché voi sola sète <U>il mio altare, il mio vespro, la mia compieta e la mia messa</U>; e quando sia che vi piaccia che io muoia, ecco il coltello: traspassatemi il petto, e vedrete nel mio core il vostro soave nome scritto a lettere d'oro". E così dicendomi volea pormi in mano un bellissimo coltello col manico d'ariento indorato, col ferro lavorato al mezzo alla damaschina: io non lo volsi mai tòrre, e sanza rispondere tenea il viso fitto in terra; onde egli con quelle esclamazioni che si cantano al <U>passio</U> mi ruppe tanto il capo che mi lasciai vincere."</FONT></P>
<P align=justify><FONT size=2>Se ridiculizan así las dominaciones angélicas (acaso alguien quiera ver en ello la huella petrarquista relativa a la comparación de la mujer con las jerarquías angelicales, aunque, desde luego, el tratamiento queda ahí mucho más adulterado) así como numerosos ejemplos del léxico doctrinal. El altar, sin ir más lejos, es imagen que ocurre como metáfora sexual en otros textos romances, acaso porque deviene lugar de profanación de la ortodoxia cristiana<SUP><B>70</B></SUP>; y lo mismo sucede con el <I>vespro</I> y la <I>compieta</I>, en alusión a los horarios canónicos tantas veces parodiados<SUP><B>71</B></SUP> y a una vulgarización semántica, igualmente visible en la messa. En esa misma vulgarización es donde hay que entender <I>quelle esclamazioni che si cantano al passio</I>; voz ésta que no alude a ninguna de las partes del evangelio donde se canta la pasión de Cristo sino a un equivalente de tono más profano. El coito culmina, finalmente, con una última ironía<SUP><B>72</B></SUP>:</FONT></P>
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<P align=justify><FONT size=2>"egli mi entrò a dosso con un <U>laudamus</U> te che parea che egli avesse a benedir le palme: e con i suoi canti mi incantò sì che ce lo lasciai ire..."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>apareamientos éstos que Aretino retoma para volver nuevamente el arte figurativo<SUP><B>73</B></SUP>:</FONT></P>
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<P align=justify><FONT size=2>"Ora egli me lo fece tre volte (...) due alla antica e una alla moderna; e questa usanza, abbila trovata chi vuole, non mi piace punto: meffé no, che ella non mi piace.<BR>Antonia: Tu hai il torto!"</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>La práctica sexual resultaba especialmente beneficiosa a la mujer dado que la retención del flujo vaginal devenía en un humor dañino que devenía en alteraciones comportamentales. Es en este pasaje donde se evidencia esa retención en la Nanna; con lo que tanto el coito como el arte figurativo se sobreentienden, no como práctica viciosa sino como necesidad terapéutica. La remisión a esos tres modos (dos veces a la antigua usanza, y una a la moderna) retoma ese gusto por las posturas que Aretino exponía ampliamente en los <I>Sonetti lussuriosi</I>.</FONT></P>
<DIR><FONT size=2>"Ora al proposito nostro: poi che il baccelliere mi ebbe <U>piantato due volte lo stendardo</U><SUP><B>74</B></SUP> <U>nella rocca e una nel rivellino</U><SUP><B>75</B></SUP> , mi dimandò se io avea cenato" </FONT></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>A lo que prosigue la expresa parodia del léxico doctrinal:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"io che avea visto tanti <U>miracoli</U> in quattro camere (...)"</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Y es por boca de Antonia que Aretino escarnece nuevamente todo ese repertorio eufemístico del que se sirve la Nanna<SUP><B>76</B></SUP> :</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"parla alla libera, e dì cu', ca', po' e fo'<SUP><B>77</B></SUP> che non sarai intesa se non dalla Sapienza Caparanica con cotesto tuo "cordone nello anello", "guglia nel coliseo", "porro nello orto", "chiavistello en l'uscio", "chiave nella serratura", "pestello nel mortaio", "rossignuolo nel nido", "piantone nel fosso", "sgonfiatoio nella animella", "stocco nella guaina"; e così "il piuolo", "il pastorale", "la pastinaca", "la monina", "la cotale", "le mele", "le carte del messale", "quel fatto", "il verbigrazia", "quella cosa", "quella facenda", "quella novella", "il manico", "la freccia", "la carota", "la radice" e la merda che ti sia che non vo' dire in gola, poi che vuoi andare su le punte dei zoccoli; ora di'sì al sì e no al no."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Acopio pese al cual no se nos deja de sorprender con otros recursos<SUP><B>78</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"Dico che, ottenuto il capretto, e fittoci dentro il coltello proprio de cotal carne godea come un pazzo nel vederlo entrare e uscire; e nel cavare e nel mettere avea quel sollazzo che ha un fante di ficcare e sficcare <U>la pugna nella pasta</U>. Insomma il piovano Arlotto, <U>facendo prova della schiena del suo papavero</U>, ci portò suso di peso la serpolina fino al letto; <U>e calcando il suggello nella cera</U> a più potere, si fece da un capo del letto, rotolando, fino al piede, poi fino al capo; e di nuovo ritornando in suso e in giuso, una volta veniva la suora a premere la faccenda del piovano, e una volta il piovano a premere la faccenda della suora; e così, tu a me e io a te, ruotolaro tanto che venne la piena: e allagato il piano delle lenzuola, caddero uno in qua e l'altro in là, sospirando come i mantici abandonati da chi gli alza, che soffiando s'arrestano. Noi non ci potemmo tenere di ridere quando, <U>schiavata la serratura</U>, il venerabil prete ne fece segno con una sì orrevole <U>correggia</U>"</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Las imágenes culinarias son claras: el cuchillo en el <I>capretto</I>, o el <I>ficcare e sficcare</I> la pugna nella pasta aluden igualmente al apareamiento. La erección o virilidad de Arlotto son referidas igualmente <I>facendo prova della schiena del suo papavero</I>; un acto que se consuma <I>calcando il sugello nella cera</I>, en ese símil tan consabido que la pugna nella pasta refiere igualmente y que no hace más que connotar la forma en el hombre y la materia en la mujer<SUP><B>79</B></SUP>. Otra expresión que se recoge en este sentido es <I>schiavata la serratura</I> que deriva irremediablemente en el juego <I>correggia-scorreggia</I>.</FONT></P>
<P align=justify><FONT size=2>A todo ello prosigue un fragmento de tono bien distinto<SUP><B>80</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"la pigliava con <U>le zanne di lupo</U> nelle labbra con tanta piacevolezza che le faccea venir giù le lagrime a quattro a quattro; onde noi, <U>per non vedere la fragola in boca allo orso</U><SUP><B>81</B></SUP>, gimmo altrove."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>No es la primera vez que Aretino apela a la animalización en el <I>Ragionamento</I><SUP><B>82</B></SUP>: la comparación claramente referida a la licantropía, al comportamiento del enfermo de amor en tanto que hombre lobo no es inusual en otros textos. La referencia a <I>le labbra</I>, o <I>la bocca</I> (la vulva) viene precisamente contrastada por el posterior parangón: <I>la fragola in bocca allo orso</I>; eufemismo éste muy común en otros textos.</FONT></P>
<P align=justify><FONT size=2>Las páginas del <I>Ragionamento</I> conceden al tratamiento del material erótico una perspectiva enfocada desde las relaciones del amor con la magia. La confluencia de ambos planteamientos en la Edad Media es más que tangencial y ha sido estudiada, debatida, y documentada desde los ámbitos teóricos<SUP><B>83</B></SUP>. Literariamente, en cambio, poca fue la atención que se le prestó al asunto (aparte, claro está, de <I>La Celestina</I> y algún que otro ejemplo) si se tiene en cuenta la amplitud que, teóricamente, el tema dio de sí. Nótese si no el siguiente pasaje<SUP><B>84</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"Le cosce erano fuscelli ricoperti di carta pecorina, e le ginocchia le tremavano sì che stava tuttavia per cadere; e mentre ti imagini gli stinchi suoi e le braccia e i piedi, ti dico che le unghie delle sue mani erano lunghe come quella che avea il Roffiano nel dito picciolo, la quale portava per nimicizia, ma piene di mestura. Ora ella, chinata in terra, con un carbone facea stelle, lune, quadri, tondi, lettere e mille altre cantafavole; e ciò facendo chiamava i demoni per certi nomi che i diavoli non gli terrebero a mente; poi aggirandosi tre volte intorno alla catarattole dipinte, si volgea tuttavia borbottando seco; poi, tolta una figurina di cera nuova nella quale erano fitti cento aghi (e se tu hai mai visto la mandragola, tu vedi la figura) e postola tanto allato al fuoco (...) dicea queste parole: "Fuoco, mio fuoco, strugge / quel crudel che mi fugge.
Debe centrarse la atención del pasaje en la praxis de la época hacia los procesos de philocaptio; tres son los modos que se señalaban para provocarla: "Aliquando ex sola incantela oculorum; / aliquando ex tentatione daemonum tantum; / aliquando vero ex maleficio necromanticorum / similiter et daemonum"85. De donde cabe colegir que la philocaptio atestiguada aquí resulta del tercer procedimiento que conlleva la intervención demoníaca, inseparable de la nigromancia y de ciertas invocaciones en verso :
"Fuoco mio fuoco strugge
quel crudel che mi fugge
(...) Il mio gran pizzicore
mova il mio dio d'amore;
(...) Fa', demonia, mia gioia,
ch'ei venga o che si muoia."
Al fin di questi versetti, eccoti uno che le batte la porta alitando come uno che co'piedi abbia (sendo stato giunto a far danno in cocina) risparagnato un monte di bastonate alle sue spalle: onde ella, riposti tosto tosto gl'incantesimi, gli aperse."
Las magias amatorias, como se sabe, fueron proscritas por su efectividad; no precisamente por quedarse en la mera superstición88. Una efectividad que parece bastante clara si se tiene en cuenta que, en determinado momento, tanto Avicena, como Gordonio, o Villalobos optan por modificar la cura del amor hereos, incluyéndose así junto a preceptos médicos tradicionales otros relativos a la magia89. Aretino tampoco cuestiona, en su caso, el calado que la magia tomaba en la praxis amorosa aunque se entre a discutir, por contrapartida, la ortodoxa viabilidad de estas prácticas. En la raíz de todo ello está la incontestable ruptura que supone la invocación (la adoración, por tanto) expresa del demonio frente al primero de los mandamientos. Cabe preguntarse entonces cuál es la pretensión de Aretino al insertar el pasaje en el Ragionamento. ¿Debe entenderse la práctica del maleficio como simple crítica a un estamento herético o, por el contrario, hay que ver la philocaptio como terapia curativa? De hecho, la finalidad más inmediata del pasaje es la captatio del amor hereos del fraile; y, sin embargo, no queda nada claro que esa philocaptio devenga ahí ninguna terapia curativa. La crítica de Aretino a esos excesos va implícita en la animalización de la monja y también en la hiperbólica reacción que provoca el encantamiento en el fraile90:
"sforzato dalla negromanzia come la fame dalla carestia, le gittò le braccia al collo; e basciandola non men saporitamente che se ella foie stata la Rosa e l'Arcolana, dava quelle lode alla beltà sua che danno quelli che fanno i sonetti alle Lorenzine; e la maladetta fantasima, dimenandosi tutta e gongolando, gli dicea: "Son queste carni da dormirsi sole?</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Donde la mordacidad se encauza por la inmoderada pérdida de control del protagonista y la desproporcionada visión de lo amado-captado; con lo cual, el propósito del procedimiento de <I>philocaptio</I> sigue entendiéndose más en una idea de vejamen que en un tratamiento médico. Tras ese binomio amor-magia, se retoman nuevamente los motivos músicales<SUP><B>91</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR><FONT size=2>"e scopertolo tutto ignudo, gli basciava la bocca, le mamelle, il battitoio e il tamburo<SUP><B>92</B></SUP>" </FONT></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Donde es preciso aducir otro ejemplo que se trae a colación a propósito de la doncella encerrada en una celda por la abadesa<SUP><B>93</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"E il giovane amante, accortosi che una finestra serrata della camera sua rispondea nello orto, aggrappandosi su per il muro di quella finestra come un picchio, al meglio che potea <U>dava da beccare alla papera</U></FONT></P><FONT size=2>" </FONT></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Es demasiado ingenuo pensar ese <I>dare da beccare alla papera</I> en el primer grado de amor: el de la conversación. La connotación se lleva a su extremo más erótico, algo que se observa, al proseguir el texto con otra concatenación de inversiones<SUP><B>94</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"al meglio che potea <U>dava da beccare alla papera</U>; e a punto in questa notte che io ti conto venne a lei: e acconciatosi alla ferrata, abeverava il bracco <U>alla tazza che si gli sporgea</U> in fuore, tenendo però le braccia intrecciate con i ferri traditori. E venendo il <U>mèle sul fiadone</U>, la dolcitudine gli tornò più amara che non è una medecina. <BR>Antonia: A che modo?<BR>Nanna: Lo sventurato venne in tanto sfinimento in sul fa'-che-io fo' che (...) cadde del balcone"</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2><I>La tazza che si gli sporgeva in fuori o venire il mèle sul fiadone</I> ocurren en la misma metáfora del órgano femenino y el flujo vaginal, por lo que no es posible pensar ese <I>dare da beccare alla papera</I> en la simple conversación. En ese juego de inversiones, el <I>becco</I>, como no podía ser de otra manera, se sobreentiende en el órgano viril: es lo que justifica la extenuación del amante y ese <I>fa'-che-io-fo'</I>. La referencia a la medicina tampoco debe desorientarnos: no se insinúa con ello ningún método curativo; la dolencia, en todo caso, es esa intemperancia que la caída del amante no hace sino verificar. </FONT></P>
<P align=justify><FONT size=2>Especial atención merece un ejemplo de coito ilustrado en términos de animalización<SUP><SUP><B>95</B></SUP></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"comparisce un cane da pagliaio, che parea il luogotenente delle beccarie di tutto il mondo: e afferratone uno, lo strasse in terra rabbiosamente; e lasciatolo, ne prese un altro, né gli rimase a dosso il cuoio intero; in questo, chi fugge di qua e di là; e il cagnone, <U>fatto arco della schiena</U>, arricciando il pelo come il porco le setole, con occhi guerci, digrignendo i denti, rignendo con la schiuma alla bocca, guardava la cagnola male arrivata; e fiutatole un tratto la bella bellina, le diede due spinte che la fecero abbaiare da cagna grande: ma sguizzatogli di sotto, si diede a correre. E i cagnoletti, che stavano alla vedetta, le trottàr dietro; il cagnaccio, in collera, la seguitava: e così la cagna, veduta la fessura d'una porta chiusa di subito ci saltò dentro, e i cagnuoli seco. Il cane poltrone si rimase fuoruscito, imperò che egli era cotanto sconcio che non capiva dove gìr gli altri; onde rimasto fuora, mordeva porta, zappava in terra, urlava che parea un leone che avesse la febbre."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>donde lo verdaderamente importante es el símil del fraile con el perro rabioso; del amante presentado como enfermo de rabia. La comparación se documenta en otros textos<SUP><B>96</B></SUP> con un propósito que entiende el comportamiento del enfermo como análogo al del perro rabioso; a tenor de uno de los tipos de melancolía (la adusta o canina) que producía sintomatologías relacionadas con la zoología al adoptar el enfermo conductas animales. Las construcciones del tipo <I>il cagnone, fatto arco della schiena</I> (con que nuevamente se alude a la erección), o la rabiosa animalización del enfermo con <I>la schiuma alla bocca</I> son sobradamente ilustrativas para encajar esas concomitancias más que tangenciales entre el enfurecimiento animal y la enfermedad de amor. Cabe plantearse de nuevo si la finalidad del coito en el pasaje pretende dar una respuesta terapéutica a la enfermedad o no. En mi opinión, la intención de Aretino al disponer esas animalizaciones debe ser observada mano a mano con la parodia doctrinal<SUP><B>97</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"e fino le unghie lodò; e che la mia voce era simile al canto del gloria in eccelsis; e venendo al petto, disse <U>mirabilia</U> (...) e venne a finirla col rendermi grazie <U>per infinita secula</U> della liberalità che io gli avea fatto del mio tesoro"</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>pero también con las alusiones al arte figurativo<SUP><B>98</B></SUP>:</FONT></P>
<DIR>
<P align=justify><FONT size=2>"rimasa sola apro il libricciuolo per leggere la <U>magnificat</U>: e apertolo, veggiolo pieno di dipinture che si trastullano nella foggia che fanno le savie moniche; e scoppiai in tanto riso nel vedere una che, spingendo le sue cose fuora di una cesta sanza fondo, per una fune si calava su la fava di uno sterminato baccello, che ci corse una sorella che più alcuna altra si era domesticata meco; e dicendomi "Che significato coteste tua risa?", sanza corda le dico il tutto; e mostratole il libretto, ce ne demmo insieme uno spasso che ci mise in tanta voglia di provare i modi dipinti che ci fu forza a consigliarcene col manico di vetro: il quale acconciosi fra le cosce la mia compagnetta sì bene che parea il cotale di uno uomo drizzato inverso la sua tentazione: onde io, gittatami là come una di quelle di ponte Santa Maria, le pongo le gambe in su le spalle; ed ella, ficcandomelo ora a buon modo e ora a tristo, mi fece far tosto quello che io avea a fare; e arrecatasi ella alla foggia che mi recai io, le fu renduto da me migliaccio per torta."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>En todo ello cabe pensar no sólo lo que se dice, también lo que no se dice: hasta aquí, raras son las veces en que se alude expresamente al mal de madre; pocas, en consecuencia, las escenas con finalidad curativa o terapéutica. Contrariamente a eso, la mayoría de coitos responden casi siempre a algo obsesivo, a excesivos desenfrenos, fingidas dolencias que ocurren sólo en la mente de quien lo imagina. Por eso no debe sorprender la respuesta de Antonia quien, lejos del remedio médico, apunta a esos fingimientos, esas autosugestiones, esos vicios, en fin<SUP><B>99</B></SUP> :</FONT></P>
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<P align=justify><FONT size=2>"Antonia: Sai tu, Nanna, quello che interviene a me udendoti ragionare?<BR>Nanna. No.<BR>Antonia: Quello che interviene a uno che odora una medicina: che, sanza prenderla altrimenti, va due e tre volte del corpo.<BR>Nanna: Ah! ah! ah!<BR>Antonia: Dico che mi paiono tanto veri i tuoi ragionamenti che mi hai fatto pisciare sanza che io abbia gustato né <U>tartufo</U><SUP><B>100</B></SUP> ne cardo.<BR>Nanna: Tu mi riprendi del parlare a fette, e poi usi anche tu la favella di chi narra le novelluzze alle bambine dicendo: Io ho una cosa bianca come una oca: oca non è, or dimmi ciò ch'ella è."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Observación tras la cual se observa, antes de concluir, un nuevo caso<SUP><B>101</B></SUP> :</FONT></P>
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<P align=justify><FONT size=2>"Dopo questo venne una Ferrarese che ballò sì gentilmente che fece maravigliare ognuno: ella facea cavriole che non le avria fatte un cavriuolo; con una destrezza, Dio, con una grazia, Antonia, che non avresti voluto vedere altro. Che <U>miracolo</U> era, raccogliendosi la gamba mancina a <U>usanza delle grue</U>, e fermatasi tutta nella dritta, vederla girare come un torno: di modo che la sua veste gonfiata per il presto rivolgimento, spiegatasi in un bel tondo, tanto si vedea quanto le girelle mosse dal vento sopra d'una capanna, o vogliamo dire quelle di carta poste dai fanciulli in cima ad una canna, che, distesa la mano dandosi a correre, godono di vederle girare sì che appena si scorgono."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Es muy significativa la comparación del baile a la usanza de las grullas<SUP><B>102</B></SUP>. Por lo demás, el vuelo y el despliegue del faldón explican sin género de dudas el significado nuevamente parodiado en <I><U>mira</U>colo</I>.</FONT></P>
<P align=justify><FONT size=2>El <I>Ragionamento</I> concluye de forma excepcional. Cuando el lector se ha acostumbrado a la praxis habitual del monasterio; cuando cada clérigo, sin excepción, es cómplice de infinidad de juegos eróticos que ya nos resignamos a aceptar, Aretino introduce inesperadamente la represión del fraile hacia la Nanna; castigo éste cuya desmesurada crudeza acaba por amagar nuevamente ese juego de ambigüedades<SUP><B>1003</B></SUP>.</FONT></P>
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<P align=justify><FONT size=2>"in presenza di tutte le suore mi diede un cavallo con quella discrizione che dimostrano i frati nel punire un frate da meno di loro se avviene che egli abbia sputato in chiesa; e fur tali e tante le <U>scorreggiate</U>, che con la <U>correggia</U> del leggio mi diede, che mi s'alzò la carne per le natiche una spanna: e quello che più mi dolse fu che la badessa tenea la ragione del baccelliere. <BR>Onde io stata otto giorni ungendomi spesso e bagnandomi con acqua rosa, feci intendere a mia madre che, se mi volea veder viva venisse tosto."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>El lugar, en fin, donde Aretino vilipendia, sin piedad, las actitudes de doble moral en el clero. Con el fin de esclarecer posibles ambigüedades relativas al mal de la madre, se concluye con un par de ejemplos<SUP><B>104</B></SUP>:</FONT></P>
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<P align=justify><FONT size=2>"e (...) credendosi che io fossi caduta inferma per le astinenze e per i mattutini, a tutti i patti del mondo volse che allora io fossi portata a casa; né valse ciance di suora né di monica a farmici rimanere pure un dì. E sendo a casa mia, mio padre, che temea più mia madre che non temo io non so che, di subito volea correre per il medico : e non fu lasciato per buon rispetto."</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>donde <I>padre</I>, por complementariedad con madre, indica el órgano viril en una ambivalencia en la que se desea la cura de la enfermedad; algo que también se da en otro tipo de discursos<SUP><B>106</B></SUP>. Así se comprende ese <I>non fu lasciato per buon rispetto</I> que no tendría razón de ser en caso de no insinuarse el apareamiento entre padre e hija. La crítica de la Nanna para con esa enfermedad imaginaria de las monjas que se figuran adolecer de mal de madre, allí donde adolecen de desenfreno se dilucida, al fin<SUP><B>107</B></SUP>:</FONT></P>
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<P align=justify><FONT size=2>"quella benedetta anima di mia madre solea dir che una suora di un monestero, acciò che tutti i medici le mettessero lo orinale nella vesta, fingea ogni terzo dì di avere tutti i mali"</FONT></P></DIR>
<P align=justify><FONT size=2>Y es que es harto desproporcionada la sola idea de pensar que todo cuanto ocurre en el monasterio es por causa de mal de madre. Demasiado excesivo cuanto más, si se tiene en cuenta la voluntad de Aretino de flagelar esas mentes febriles. Las alusiones entrelazadas referidas a la dolencia, pueden llevar a pensar ingenuamente sobre la relación que establece el texto con la enfermedad, con el contexto, en fin, monacal y epocal. Que el <I>Ragionamento</I> aduzca constantes fingimientos no es sino el eje vertebral que se dispone con objeto de sacar a la luz unos excesos que sólo se articulan desde el plano imaginario que resulta de lo eufemístico. Y a nadie, desde luego, sorprendía el calado que este tipo de retórica tomaba en la literatura erótica medieval.</FONT></P>""
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Autor y licencia de 'Eufemismo y erotismo: el Ragionamento della Nanna e della Antonia'
Monografía de Ingrid Vindel Pérez. Extraido de: http://www.ucm.es/info/especulo/numero18/aretino.html
